Documento di un cittadino di caldogno per la commissione norme e statuti e il sindaco

Comitato per i Diritti dei Cittadini

ADERENTE ALL«UNIONE PER LAUTOGOVERNO»

www.autogoverno.org e-mail: dirittideicittadini@goldnet.it

Al Chiar.mo Sindaco

MARCELLO VEZZARO

Via Dante Alighieri, 97

36030 Caldogno (VI)

Oggetto: petizione ai sensi dell’art. 32 dello Statuto comunale.

Il «Comiitato per ii diiriittii deii ciittadiinii» è formato da persone che non si riconoscono negli

attuali partiti politici italiani. Con la sua azione intende, tra l’altro, tutelare anche quei cittadini

che disertano le urne, o praticano il cosiddetto ‘sciopero del voto’. Una percentuale,

quest’ultima, oramai attestatasi intorno al 40% degli aventi diritto.

Nello spirito autentico della democrazia il «Comiitato per ii diiriittii deii ciittadiinii» persegue

l’obiettivo politico di far amministrare ordinariamente la pubblica amministrazione agli eletti, e

di consentire il ricorso alla volontà della maggioranza dei cittadini per ogni evento che esuli

dall’ordinario, valere a dire: più democrazia per le nostre istituzioni.

Nella fattispecie, si sottolinea che un ‘contratto polliitiico’ qual è la Costituzione, acquista

il suo senso e la sua dignità solo in quanto la cessione di sovranità (art. 1, Comma 2, della

Costituzione) da parte dei cittadini nei confronti dei loro rappresentanti, sia sempre inferiore a

quella che riservano per sé sui fatti, ed i benefici che i contribuenti ricevono dall’organizzazione

dello Stato e dagli Enti locali siano superiori o almeno eguali a quanto essi sacrificano allo

Stato medesimo pagando le tasse: due condizioni che non sempre esistono nell’attuale

organizzazione politica del nostro paese.

Non bastasse ciò, riteniamo utile sottolineare che nella Costituzione non c’è alcun cenno

che gli elettori, mediante il voto cedano la loro ‘sovraniità’ ai ‘rappresentantii deii partiitii’. Al

contrario, nell’art. 49 della Costituzione il termine partito è citato una sola volta; neanche due

righe su 1.186, poco più dell’uno per mille di tutto il testo costituzionale. Un po’ poco per dei

partiti che pretendono di venire addirittura prima, di essere, in sintesi, più importanti della

Costituzione. Insomma 20 striminzite parole e solo per dire, quasi di malavoglia, che i cittadini

hanno il diritto (possono, ma non è obbligatorio e forse neanche opportuno) di organizzarsi in

partito. Niente è detto a proposito del ruolo, della missione, della opportunità, della

indispensabilità dei partiti, che in ogni caso sono chiamati a CONCORRERE con metodo

democratico a determinare la politica nazionale. Inutile cercare altrove nella Costituzione il

benché minimo riferimento o traccia del o dei partiti.

Non si trascuri, inoltre, che i governanti italiani, a suo tempo, ebbero ad approvare la

bozza di Costituzione europea, implicitamente approvando ciò che appare – non come un

fronzolo o decorazione – nel suo frontespizio. E cioè:

Si chiama democrazia perché il potere non è nelle mani

di pochi, ma dei più. Tucidide II, 37

1

Fatte queste necessarie premesse, il «Comiitato per ii diiriittii deii ciittadiinii», invita il

Sindaco di Caldogno (VI) ed il suo Consiglio comunale, a realizzare le seguenti modifiche allo

Statuto, in armonia con la Carta europea delle autonomie locali, la legge 8 giugno 1990, n.

142, denominata «Ordinamento delle autonomie locali», la Legge 3 agosto 1999, n. 265,

denominata «Più autonomia per gli enti locali», ed il successivo Decreto legislativo 267-2000

«Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali».

Avvertenza: la petizione propone di togliere le parole o i testi in rosso e barrati, per sostituirli

con le proposte evidenziate in colore blu:

Art. 31

(Referendum consultivo)

Argomentazioni: già con la Legge n. 265-1999 è venuta a mancare la definizione di

‘consultivo’, lasciando spazio agli effettivi referendum di ‘iniziativa’ e/o ‘abrogativi’ o di

‘revisione’. Del resto la Corte costituzionale, con la sentenza n. 334/2004 chiarisce benissimo

in cosa consista: «…dal momento che il referendum ha carattere consultivo e non priva il

legislatore nazionale della propria assoluta discrezionalità quanto all’approvazione della legge

che…». Dunque, per analogia, anche il Consiglio comunale è libero di non tener conto dell’esito

referendario. Ovvero, il Consiglio comunale, in caso di referendum consultivo può ignorare la

sovranità popolare. Con queste premesse, a cosa può mai servire un referendum ‘consultivo’?

1. In materia di esclusiva competenza comunale è ammesso il referendum consultivo. di

iniziativa, abrogativo o di revisione.

2. Si fa luogo a referendum consultivo:

a) qualora sia deliberato dal consiglio comunale a maggioranza assoluta dei consiglieri

assegnati al comune;

Argomentazioni: il Consiglio comunale ha ampie facoltà di deliberazione e consultazione della

popolazione. Non si comprende perché dovrebbe anche legittimarsi ad indire un referendum,

che notoriamente è uno degli strumenti attraverso i quali i cittadini esercitano

democraticamente la loro sovranità.

b) qualora sia presentata richiesta da parte del 9% di non meno di 100 e da non più

di 200 cittadini aventi diritto di voto secondo quanto previsto dal regolamento.

Argomentazioni: Con il Decreto l.vo 267-2000, i sottoscrittori di una qualsiasi lista che si

proponga l’elezione del Sindaco e rispettivi Consiglieri comunali a Caldogno, è di non meno di

100 e da non più di 200 cittadini aventi diritto di voto (per i Comuni, appunto, da 10.001 a

20.000 abitanti). Ora, poiché tale cifra consente l’elezione di più Consiglieri comunali che

durano in carica e deliberano per 5 interi anni su innumerevoli materie; può essere ritenuto

sufficiente il numero indicato per deliberare una sola volta l’anno, su un solo argomento, da

parte dell’intero corpo elettorale. Pretendere che il 9% degli aventi diritto al voto sottoscriva la

proposta d’indire un solo referendum, appare più come una limitazione all’esercizio del

referendum stesso, che non una precisa volontà di lasciar esercitare uno degli strumenti

fondamentali della democrazia e della sovranità popolare.

3. Non è ammesso il referendum consultivo sulle seguenti materie:

a) tributi e tariffe,

b) provvedimenti a contenuto vincolato definito da leggi statali o regionali.

2

1. Il quesito referendario deve essere espresso con chiarezza e deve riguardare un’unica

questione, di grande rilevanza per la generalità della popolazione e deve essere volto a

modificare o ad abrogare un’iniziativa già assunta dagli organi di governo del Comune;

oppure una «iniziativa», per mezzo del quale s’intende proporre allo stesso

governo comunale, deliberazioni ugualmente rilevanti per l’intera comunità.

4. Il consiglio comunale nel caso previsto dal comma 2 lettera b) decide sulla ammissibilità

del referendum.

5. Per un periodo di almeno cinque anni dallo svolgimento di un referendum non è

ammessa la proposizione di un altro referendum sul medesimo o analogo oggetto.

6. Qualora più referendum siano promossi nello stesso periodo di tempo, ne sarà favorito

lo svolgimento contemporaneo.

7. Entro trenta giorni l’esito del referendum, che è valido con qualsiasi numero di

votanti, è comunicato dal Sindaco al Consiglio comunale, che dovrà farne oggetto di

discussione, e reso noto con adeguata pubblicità alla popolazione. deliberando

conseguentemente all’esito referendario.

8. Il regolamento disciplina le modalità per la raccolta e l’autenticazione delle firme dei

richiedenti il referendum, per la pubblicazione dello stesso, per lo svolgimento delle

operazioni di voto, per la sua eventuale revoca.

Argomentazioni: il punto 5, va’ eliminato per evidente conflitto d’interessi. Già nel Diritto

Romano si affermava: «quis custodiet custodes?». Infatti, i cittadini ricorrono al referendum

quando ogni altra possibilità d’intervenire sul Consiglio comunale è loro preclusa. Non può

quindi essere il Consiglio comunale che decide sull’ammissibilità del referendum stesso. Al

punto 7, va’ aggiunto l’impegno del Consiglio comunale a deliberare in senso referendario,

giacché viceversa non si capisce a quale scopo è indetto l’esercizio referendario. Quale

democraticità dimostrerebbe poi un Consiglio comunale (una minoranza di eletti) che votasse

contrariamente a quanto determinato dalla maggioranza degli elettori di un referendum?

Anche sul numero dei votanti è importante fare qualche osservazione. Se, infatti, il voto è la

libera manifestazione di un diritto democratico costituzionalmente sancito, non si capisce

perché coloro che non desiderino esercitare tale diritto debbano necessariamente essere

computati nel novero delle espressioni negative, anziché positive o astensioniste. Pretendere

quindi un’affluenza del 50% + 1 dei votanti (come per esempio nei referendum abrogativi

nazionali), affinché la consultazione possa considerarsi valida, costituisce un ingiustificato

potere giuridico negativo ai non partecipanti al referendum stesso, il che, come dovrebbe

essere noto ad ognuno, è contrario allo spirito della democrazia, ed è una palese limitazione

del libero esercizio di un diritto democratico costituzionalmente sancito. Un concetto, del resto,

ribadito nella modifica all’art. 123 della Costituzione: «Lo statuto (regionale Ndr) sottoposto a

referendum non è promulgato se non è approvato dalla maggioranza dei voti validi.»

Art. 32

(Istanze, petizioni e proposte di delibera di cittadini singoli o associati)

1. Ai cittadini singoli o associati viene data facoltà di iniziative, finalizzate alla migliore

tutela degli interessi collettivi, tramite:

a) istanze, che devono riguardare iniziative degli organi di governo comunale e devono

essere volte ad impedire o a modificare tali iniziative;

b) petizioni, che servono ad invitare gli organi di governo comunale ad assumere

iniziative nei confronti di specifiche situazioni;

c) proposte di deliberazione

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2. Istanze, petizioni o proposte di deliberazione, di cui al precedente comma, vanno rivolte

al Sindaco che ne dà informazione alla Giunta comunale e ne promuove il tempestivo

esame da parte dei competenti uffici.

3. Entro trenta giorni il Sindaco comunica ai cittadini interessati gli esiti dell’istruttoria, con

riserva di fornire le determinazioni conclusive entro un ulteriore termine di trenta giorni,

ove reso necessario dalla complessità della materia, esplicitando in ogni caso i motivi

degli eventuali dinieghi.

4. Qualora le istanze e le petizioni siano sottoscritte da almeno cinquanta cittadini, il

Sindaco deve darne comunicazione al Consiglio Comunale.

Le proposte di deliberazione debbono essere sottoscritte da almeno duecento 100 e da non

più di 200 cittadini iscritti nelle liste elettorali e vanno votate in Consiglio Comunale entro tre

mesi dalla loro presentazione.

Argomentazioni: valgano le considerazioni già espresse più sopra.

Art. 35

(Difensore Civico pluricomunale)

1. Il Comune può partecipare all’istituzione di un Difensore Civico con ambito di azione

sovracomunale d’intesa con altri enti territoriali.

2. Il Comune può aderire ad intese, già raggiunte da altri enti territoriali, relative

all’istituzione del Difensore Civico con ambito di azione sovracomunale.

3. Le deliberazioni di cui ai commi precedenti sono assunte dal Consiglio Comunale a

maggioranza assoluta dei consiglieri in carica.

4. Un’eventuale deliberazione di revoca ha effetto soltanto dopo sei mesi dalla sua

esecutività.

1. A garanzia del buon funzionamento dell’Amministrazione, nei confronti dei

cittadini, è istituito il ruolo del Difensore civico (in conformità all’art. 8 della

Legge 8 giugno 1990, n. 142) il quale svolge il ruolo di garante dell’

imparzialità e del buon andamento della pubblica amministrazione comunale,

segnalando, anche di propria iniziativa, gli abusi, le disfunzioni, le carenze ed i

ritardi dell’amministrazione nei confronti dei cittadini.

2. Il Difensore civico sarà eletto direttamente dai cittadini in forma coeva all’

elezione di Sindaco e Consiglieri comunali, tra i candidati che presenteranno la

loro candidatura (entro i termini previsti per l’elezione di Sindaco e Consiglio

comunale) sottoscritta da non meno di 100 e da non più di 200 elettori di

questo Comune.

3. Il Difensore civico avrà il compenso previsto per i Consiglieri comunali, e non

avrà vincoli di orario e presenza.

4. È responsabilità del Consiglio comunale, dotare l’ufficio del Difensore civico di

tutti gli strumenti necessari ed idonei alla svolgimento del suo ruolo di

garante.

5. Il Difensore civico, qualora rilevi, nello svolgimento delle proprie attribuzioni,

che dipendenti dell’Amministrazione si sono comportati in violazione dei

doveri agli stessi imposti dalla disciplina contrattuale vigente, o dal Codice di

comportamento dei dipendenti delle pubbliche amministrazioni, lo segnala

immediatamente con tutte le indicazioni necessarie, al soggetto competente,

secondo l’ordinamento dell’Amministrazione, a procedere alla contestazione

dell’addebito. Questi, ricevuta la segnalazione, procederà nei tempi e con le

modalità della disciplina vigente. Nel caso in cui le inadempienze siano

imputabili ad organi politici dell’Amministrazione, il difensore lo segnala

immediatamente, con tutte le indicazioni necessarie, al Sindaco il quale porrà

la questione all’ordine del giorno della prima seduta consigliare utile

immediatamente successiva alla segnalazione. Il Consiglio comunale dovrà

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formalmente pronunciarsi sulla questione sottoposta alla sua valutazione. Nei

casi previsti, dovrà essere deferito all’autorità competente, ai sensi dell’art.

40, della legge 8 giugno 1990, n. 142 e successive modificazioni.

• argomentazioni:

• Il Difensore civico è un’importante figura di garanzia contenuta nella legge 142/90. E se

questa lo prevede in forma facoltativa, non esime un’avveduta amministrazione

pubblica dall’attivarlo.

• Incongruo è appellarsi (per una mancata istituzione di questo ufficio) alle limitate

dimensioni del nostro Comune, poiché le garanzie che tale figura deve materializzare

sono di trasparenza democratica che esula da questioni di grandezza, ed affronta

questioni di sostanza del buon operato dell’amministrazione stessa. Esempio:

l’ammissibilità dei quesiti referendari.

• Improponibile (come avviene, in qualche caso, altrove) che questa figura sia nominata

dall’amministrazione pro tempore. Se il difensore civico, è il difensore dei cittadini nei

confronti di eventuali abusi, disfunzioni etc. dell’amministrazione, può essere quest’

ultima (il Controllato) a nominare il Controllore? Già nel Diritto Romano si affermava:

«quis custodiet custodes?». Non bastasse si confronti: ‘Il Resto del Carlino‘ (cronaca

di Bologna) del 22 gennaio 2000. Occhiello: «La proposta del procuratore: Ennio

Fortuna» (attualmente Procuratore Generale a Venezia. Ndr). Titolo: «Il difensore

civico? Lo eleggano i cittadini». Lo dichiara Ennio Fortuna, che afferma: «…da questo

punto di vista siamo gli ultimi in Europa… la figura del ‘mediateur’ europeo è al servizio

di tutti i cittadini, inoltre perché questa lacuna può configurare da parte dell’Italia la

violazione di precise norme costituzionali, in particolare degli articoli 2 e 3 sui diritti

fondamentali dei cittadini.». Il Procuratore capo bolognese prosegue: «…il difensore

civico eleggiamolo direttamente… credo che (tale figura. Ndr) debba essere sganciata il

più possibile dal potere politico… non credo ad una persona nominata dall’ente del quale

deve poi controllare l’attività e dalla quale dipende ed è pagato… tanto meno quando lo

si nomina a vita… bisogna renderlo indipendente dal potere politico…».

• Che senso ha, poi, che il contribuente sostenga le spese per l’ufficio del Difensore

civico, se lo priva d’una qualsiasi capacità di ‘garanzia‘ sanzionatoria o deterrente?

• Le proposte qui fatte possono essere modificate. Tuttavia il princìpio dell’elezione

diretta, come quello sanzionatorio non possono essere elusi, né privi di precisi dettami,

da demandarsi, ovviamente, al regolamento.

Importante:

Dato l’interesse generale della presente Petizione, si fa formale richiesta al Sindaco,

affinché i rappresentanti del proponente «Comiitato per ii diiriittii deii ciittadiinii» siano invitati alle

discussioni che l’apposita Commissione consigliare andrà a materializzare sul documento.

Parallelamente e sempre in considerazione dell’interesse generale per la

cittadinanza, s’invita il Sindaco a fornire tempestivamente copia della presente

Petizione a tutti gli organismi inseriti nell’Albo dell’Associazionismo tenuto presso la

Segreteria del Comune di Caldogno, al fine di consentire (se lo desiderano) uguale

partecipazione.

Infine, per le ragioni dianzi descritte, e per una migliore fruibilità, s’invita

l’Amministrazione comunale a pubblicare i regolamenti degli istituti di partecipazione,

nel sito Internet del Comune di Caldogno.

Ringraziando per l’attenzione, ed al piacere di comunicazioni in merito, con cordialità

salutiamo.

Caldogno, martedì 7 novembre 2006

p. Comitato per i diritti dei cittadini

(Enzo Trentin – tel. 3488121676)

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